Noto tra i contemporanei per l'ineguagliabile genialità nell'arte allora assai apprezzata dell'improvvisare all'organo, più che per le doti di compositore, Bach ha dedicato tutta la sua esistenza, giorno dopo giorno, a comporre con metodica precisione una monumentale opera che, ad eccezione del melodramma, ha coltivato tutti i generi musicali diffusi al suo tempo.
Fuga, sonata, partita, suite, ouverture, concerto strumentale, aria, mottetto, cantata, corale... tutto, tranne il melodramma che stava andando così di moda, confluì nella sua paziente sintesi della tradizione musicale in «una somma impressionante di risorse dell'imitazione polifonica, dello stile concertante, del canto drammatico, liberate delle loro scorie e portate al massimo della perfezione» (De Candé).
La densità espressiva che pervade le sue opere sia quando sono animate da intenti didattici (Bach è autore di una ancor oggi insostituibile serie di opere di affinamento tecnico-strumentale), sia quando si proiettano nella attività speculativa è il risultato di una guizzante padronanza delle tecniche costruttive che gli consentono di comporre con estrema facilità opere come L'arte della fuga in cui la ricerca della combinatoria contrappuntistica, sospingendosi oltre le possibilità materiali di esecuzione sconfina in un linguaggio di assoluta astrazione o come l'Offerta musicale costruita sulle improvvisazioni sviluppate su un tema occasionale propostogli da Federico II.
Con l'impegno di un instancabile artigiano che vuol glorificare con il suo lavoro il rigore del dio di Lutero, il fervore creativo di Bach ha costruito un'opera la cui «splendente salute psichica ed intellettuale» pervasa di sensualità lirica è capace di destare architetture emotive ardite come le volute delle sue creazioni musicali.
Bach compositore non ebbe fortuna tra i suoi contemporanei. Trovavano enfatiche e confuse le sue opere e passatista il loro autore, che del resto non lavorava per la fama.
Mozart e Beethoven ne coglieranno la genialità, ma sarà il romanticismo con Mendelssohn, che nel 1821 a cento anni dalla prima, diresse la Passione secondo San Matteo, a portarlo all'apprezzamento del grande pubblico.
Da allora la fortuna di Bach non ha conosciuto tentennamenti.
L'Offerta musicale
Composta da Bach su un tema proposto da Federico II, l'Offerta musicale comprende una fuga a tre voci, una fuga a sei voci, dieci canoni e un trio.
Tutti gli artifici per rendere complicato un canone vengono sfruttati da Bach in questa composizione, anche intrecciandoli tra loro.
Nel suo insieme, l'Offerta musicale rappresenta uno dei vertici più alti raggiunti da Bach nel contrappunto. Essa stessa è una grande fuga dell'intelletto, nella quale molte idee e forme sono state intrecciate per formare un unico tessuto, e nella quale abbondano giocosi doppi sensi e allusioni sottili. È una meravigliosa creazione dell'intelletto umano che ammireremo sempre. (D. R. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach, Adelphi, p. 10.)
3 Bach
(da D. Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante)
Federico ammirava non soltanto i pianoforti, ma anche un organista e compositore di nome J. S. Bach. Le composizioni di questo Bach erano abbastanza conosciute. Mentre qualcuno le trovava "enfatiche e confuse", altri le consideravano capolavori incomparabili. Ma nessuno metteva in dubbio la grande abilità di Bach nell'improvvisare all'organo. A quei tempi, essere un organista significava non soltanto saper suonare l'organo, ma anche saper improvvisare, e Bach era noto dappertutto per le sue notevoli improvvisazioni. (Per alcuni deliziosi aneddoti sulle improvvisazioni di Bach, si veda The Bach Reader di H. T. David e A. Mendel).
Nel 1747 Bach aveva sessantadue anni, e la sua fama, come anche uno dei suoi figli, erano giunti a Potsdam; Cari Philipp Emanuel Bach era infatti Capellmeister (direttore del coro) alla corte di Federico. Per anni, il re aveva fatto sapere, attraverso accenni discreti rivolti a Philipp Emanuel, che una visita del vecchio Bach gli avrebbe fatto molto piacere; ma questo desiderio non si era mai realizzato. Federico teneva particolarmente a far provare a Bach i suoi nuovi pianoforti Silbermann, che giustamente considerava la grande novità in campo musicale.
Federico aveva l'abitudine di tenere concerti serali di musica da camera alla sua corte. Spesso egli stesso era il solista in concerti per flauto. Abbiamo riprodotto qui accanto un quadro che rievoca una di queste serate; ne è autore il pittore tedesco Adolph von Menzel, che nell'Ottocento dipinse una serie di quadri sulla vita di Federico il Grande. Al clavicembalo vediamo C.P.E. Bach, e il primo a destra è Joachim Quantz, il maestro di flauto del Re, l'unico autorizzato a rilevare errori nelle esecuzioni del Re al flauto. A una serata del maggio 1747 intervenne un ospite inatteso. Johann Nikolaus Forkel, uno dei primi biografi di Bach, così racconta l'episodio:
Una sera, proprio nel momento in cui aveva finito di preparare il suo flauto e i musicisti erano pronti, un domestico gli porse l'elenco degli ospiti che erano arrivati. Con il flauto in mano diede un'occhiata all'elenco, ma immediatamente si rivolse verso i musicisti riuniti e disse, con una certa emozione: "Signori, è venuto il vecchio Bach". Il flauto venne messo da parte, e il vecchio Bach, che alloggiava in casa del figlio, venne immediatamente convocato a Palazzo. Wilhelm Friedemann,che accompagnava il padre, mi ha raccontato questo episodio, e debbo dire che ricordo ancora con piacere il modo in cui ne parlava. Allora si usavano complimenti piuttosto verbosi. La prima apparizione di J.S. Bach davanti ad un Re così grande, che non gli aveva lasciato nemmeno il tempo di togliersi gli abiti da viaggio per mettersi l'abito nero di cantore, dev'essere stata necessariamente accompagnata da molte scuse. Non voglio ora diffondermi su queste scuse; dirò soltanto che nel racconto di Wilhelm Friedemann esse costituirono un vero e proprio dialogo tra il Re e Bach che continuava a scusarsi.
Ma ciò che più conta è che il Re per quella sera rinunciò al suo concerto, e invitò Bach, già allora detto il Vecchio Bach, a provare i suoi fortepiano costruiti da Silbermann, che si trovavano in varie stanze del palazzo. [Forkel inserisce qui una nota a piè di pagina: "I pianoforti costruiti da Silbermann di Freyberg piacevano talmente al Re che egli decise di comprarli tutti. Riuscì a raccoglierne quindici, e mi dicono che ora giacciono tutti fuori uso in vari angoli del Palazzo Reale"]. I musicisti passarono con lui da una stanza all'altra, e in ognuna Bach era invitato a provare gli strumenti e ad improvvisare. Dopo un certo tempo, Bach chiese al re di dargli un tema per una fuga che egli intendeva eseguire subito, senza alcuna preparazione. Il re ammirò la raffinatezza con cui il suo tema venne usato nella fuga improvvisata e, probabilmente per vedere fin dove poteva giungere una simile arte, espresse il desiderio di sentire una fuga a sei voci obbligate. Ma poiché non ogni tema si presta a sostenere un'armonia così ricca, Bach scelse un altro tema e, con grande meraviglia di tutti i presenti, lo eseguì immediatamente, nello stesso modo sublime e raffinato con cui aveva eseguito il tema del Re. Sua Maestà desiderava sentirlo anche all'organo. Perciò il giorno dopo Bach dovette suonare tutti gli organi di Potsdam, così come il giorno prima era accaduto con i fortepiano di Silbermann. Dopo il ritorno a Lipsia, egli compose il tema ricevuto dal Re a tre e a sei voci, aggiunse vari passaggi in canone stretto, lo fece stampare con il titolo Musikalisches Offer [Offerta musicale], e lo dedicò al suo inventore.
Voci correlate
La presente pagina fa parte di un ipertesto sulle Lezioni americane di I. Calvino e sulle Metamorfosi di Apuleio.
